Intelligenza artificiale e radiologia: una riflessione

11 Ottobre 2026

Nota: anche questo è un articolo di prova, pubblicato per verificare il funzionamento del blog con più contenuti contemporaneamente presenti.

Negli ultimi anni l'intelligenza artificiale ha smesso di essere una promessa lontana per diventare uno strumento concreto nella pratica radiologica quotidiana. Gli algoritmi di deep learning sono oggi in grado di assistere il radiologo in compiti come la rilevazione precoce di noduli polmonari, la caratterizzazione di lesioni epatiche o la quantificazione automatica di parametri in risonanza magnetica.

Ciò che trovo particolarmente interessante, e su cui mi capita spesso di riflettere anche nel mio ruolo in ambito ESR, non è tanto la tecnologia in sé, quanto il cambiamento che comporta nel modo di lavorare del radiologo: da interprete solitario dell'immagine a supervisore critico di un processo in parte automatizzato, che richiede nuove competenze e un approccio formativo diverso rispetto al passato.

Un tema su cui insisto spesso con gli specializzandi è che l'intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, non sostituisce il giudizio clinico: lo integra, lo accelera in alcuni casi, ma richiede comunque un radiologo capace di validare, contestualizzare e, quando necessario, correggere l'output dell'algoritmo. È un equilibrio che la nostra comunità scientifica sta ancora costruendo, e che probabilmente definirà il profilo del radiologo dei prossimi dieci anni.

Ne riparleremo sicuramente in futuro con contenuti più approfonditi, magari con esempi pratici tratti dalla nostra attività di ricerca a Pisa.

Prof. Emanuele Neri

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Artificial Intelligence and Radiology: A Reflection

October 11, 2026

Note: this is also a test post, published to verify the blog works correctly with more than one piece of content in place.

In recent years, artificial intelligence has stopped being a distant promise and has become a concrete tool in everyday radiological practice. Deep learning algorithms can now assist radiologists in tasks such as early detection of lung nodules, characterization of liver lesions, or automatic quantification of MRI parameters.

What I find particularly interesting, and something I often reflect on in my role within the ESR, is not so much the technology itself, but the change it brings to how radiologists work: from solitary image interpreters to critical supervisors of a partly automated process, which requires new skills and a different training approach compared to the past.

A point I often make with residents is that artificial intelligence, however sophisticated, does not replace clinical judgment: it complements it, speeds it up in some cases, but still requires a radiologist capable of validating, contextualizing and, when necessary, correcting the algorithm's output. This is a balance our scientific community is still building, and one that will likely define the profile of the radiologist of the next decade.

We'll certainly return to this topic in the future with more in-depth content, perhaps with practical examples from our research activity in Pisa.

Prof. Emanuele Neri

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